Chi è uno scienziato?

Il mio capo qualche mese fa mi disse: “Hai mai provato a cercare “scienziato” (o “scientist”) nel tuo web-browser e a guardare le immagini che vengono proposte? Sicuramente le prime elencate rappresentano un uomo dall’aria un po’ pazza con capelli grigi scompigliati, vestito con un camice bianco, bardato di occhiali protettivi e che stringe tra le mani contenitori con liquidi colorati che producono bolle.” Probabilmente molti di voi avranno un’immagine simile impressa nella mente quando viene posta questa domanda. Spesso si pensa anche che uno scienziato sia completamente isolato e lavori per conto suo. Beh, la realtà è molto diversa…: prima di tutto gli scienziati non sono solo uomini, non sono vecchi e non sono isolati dal mondo. Anzi! In aggiunta, quello che fanno puo’ sembrare immaginifico (vedi la fialetta di liquido gorgogliante), ma il lavoro quotidiano e’ ben diverso.

Se pensiamo invece ad un ricercatore, probabilmente l’immagine è già meno stereotipica e più amichevole. I due termini si equivalgono, ma l’immaginario è nettamente diverso. Uno/a scienziato/a o ricercatore/rice non è (così) pazzo…ci definirei curiosi, estremamente curiosi di esplorare quello che la natura ha da offrirci! In questo blog i due termini (scienziato/a e ricercatore/rice) saranno usati indifferentemente.

Quindi, chi è un/a ricercatore/rice? Innanzittutto siamo persone che per fare quello che facciamo dobbiamo proprio amare il nostro lavoro…sarà anche una frase un po’ scontata, ma 1) nel campo scientifico i fallimenti superano di gran lunga i successi: si fanno esperimenti per confermare un’ipotesi, ma questi esperimenti raramente producono i risultati attesi…possono anche fallire miseramente o porci in una situazione di costante ottimizzazione del protocollo usato per cercare di avere un qualche risultato (atteso o no, basta che si possa concludere qualcosa!); 2) la competizione a livello mondiale è incredibile e ciò genera stress per cercare di produrre risultati, che, come detto sopra, non sempre sono soddisfacenti; 3) tante volte non esistono orari, fine settimana o ferie…quando c’è da ottenere dei risultati non si bada a molto altro…

E dunque, come si fa a sopravvivere (a quanto pare nel 2011 la professione di scienziato era elencata tra i 19 lavori più a rischio di suicidio: http://www.businessinsider.com/most-suicidal-occupations-2011-10#19-natural-scientists-are-128-times-more-likely-to-commit-suicide-than-average-1)? E’ sicuramente vero che, quando un esperimento funziona e si scopre qualcosa di nuovo, si viene ripagati della fatica e delle frustrazioni incontrate lungo il percorso, ma bisogna essere pazienti e veramente amare il proprio lavoro…cosa che in ogni caso si applica a qualunque tipo di lavoro ovviamente! E ogni tanto pensare in positivo, che male non fa! Insomma, alla fine un po’ “pazzi” dobbiamo esserlo…ma in fin dei conti tutti lo siamo, visto che ognuno di noi attraversa svariati tipi di difficoltà sul lavoro, no? 😉

Nei prossimi post aspettatevi di sentir parlare di donne e scienza e della carriera di un ricercatore, per poi passare a cosa sia il “metodo scientifico” e a quegli argomenti per cui questo blog è stato pensato…per ora, passo e chiudo!

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