Donne e scienza

Nel primo post vi ho anticipato che gli scienziati non sono solo uomini 😉 E’ vero però che esiste un’enorme differenza tra il numero di donne e quello di uomini che proseguono in una carriera scientifica avanzata, ovvero diventano professori.

La nota rivista Nature (una della maggiori riviste in campo scientifico) nel 2013 dedicò un numero a parlare di donne nel campo scientifico (Women in Science). Per fare un breve riassunto, un articolo riportava che secondo la US National Science Foundation (una fondazione governativa creata dal congresso americano nel 1950 con lo scopo “di promuovere il progresso scientifico, di far avanzare la sanità ed il benessere nazionale, di assicurare la difesa nazionale” – http://www.nsf.gov/about/) le donne conseguono circa la metà dei dottorati in scienze e ingegneria negli U.S.A., ma solo il 21% e il 5% finisce per diventare professoressa di scienze o di ingegneria, rispettivamente. L’articolo riportava anche che in media queste professoresse guadagnano solamente l’82% di quello che guadagna la controparte maschile negli U.S.A., ed ancora meno in Europa! (http://www.nature.com/news/inequality-quantified-mind-the-gender-gap-1.12550)

Queste statistiche si rispecchiano anche nella mia esperienza. Ma perché si assiste a questo fenomeno?

La risposta è da ricercare in campo socio-culturale. Nel ricercare le origini di questo fenomeno mi sono imbattuta in un articolo pubblicato nel New York Times nel 2013 (http://www.nytimes.com/2013/10/06/magazine/why-are-there-still-so-few-women-in-science.html?_r=0). Mi sono ricordata di aver letto dello studio effettuato dall’Università di Yale riportato all’inizio di questo articolo. Nello specifico, presentando due identici riassunti dei successi di un ipotetico uomo o di una ipotetica donna, i professori di 6 maggiori università statunitensi erano più propensi a prendere in considerazione l’ipotetico uomo rispetto alla donna. L’articolo prosegue con una serie di esperienze vissute da donne scienziate e si sofferma particolarmente sulle problematiche americane, ma ciò non toglie che effettivamente le donne in campo scientifico si possano sentire poco apprezzate, non a proprio agio e possano incontrare qualche difficoltà in più rispetto ad un uomo.

Recentemente questo dibattito si è riacceso in seguito alle dichiarazioni di un noto ricercatore inglese, nonché premio Nobel, il quale dichiarò (non è ben chiaro se fosse in tono ironico o meno, ma le scuse successive hanno solo aggravato la disputa) che sarebbe meglio avere laboratori di soli uomini o sole donne, perché delle donne ci si innamora e poi piangono quando vengono criticate. Ovviamente queste affermazioni non mi trovano in accordo. Su questo argomento concludo dicendo che, per esperienza personale, se una scienziata piange “è per la vostra incolumità, per rilasciare la rabbia che altrimenti sarebbe sfogata a pugni e schiaffi” (citazione di una collega in cui mi ritrovo particolarmente) 😀 State tranquilli però, non capita spesso!!!

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